Periartrite scapolo-omerale – TrattaMIX UDINE – La descrizione di una STRATEGIA TERAPEUTICA VINCENTE, che unisce e organizza insieme le TERAPIE PIU’ EFFICACI
VOGLIAMO ESSERE PRATICI PIUTTOSTO CHE SOLO TEORICI, in questo articolo “Periartrite scapolo-omerale – COSA FARE per GUARIRE” non intendiamo parlarvi in modo generico di quali sono i sintomi di una periartrite e quali le terapie consigliate per risolverla, ma raccontarvi in modo specifico come noi dello studio TrattaMIX affrontiamo quotidianamente questo tipo di problematica al fine di portare e guidare i nostri pazienti alla raggiungimento del miglior grado di benessere possibile.
Lo scopo di questo articolo è quindi duplice:
- Nel caso di chi sta leggendo e si trova a Udine o in zona, lo scopo è descrivere come lavoriamo per dare la possibilità alla persona di contattarci nel caso in cui pensi che le nostre soluzioni potrebbero aiutarla;
- Nel caso di chi sta leggendo e si trova in altre parti d’Italia, lo scopo è far comprendere se il percorso riabilitativo che sta affrontando è adatto al suo caso o fornire informazioni per un’eventuale scelta consapevole del miglior percorso terapeutico possibile i un percorso terapeutico con un nostro collega fisioterapista.
Più in specifico, ragioneremo su:
- Quali sono le problematiche che possono dare origine ad una periartrite di spalla;
- Quali sono le soluzioni più efficaci per risolverla;
- In che modo dev’essere strutturato il percorso terapeutico affinché porti al miglior risultato possibile (ovvero ad una totale guarigione senza rischio di recidive future).
L’ultimo punto è a nostro parere fondamentale in quanto la periartrite scapolo-omerale è una problematica complessa che spesso interessa diverse strutture del distretto collo-spalla-arto superiore e per questo è necessario utilizzare più terapie, organizzate insieme in modo da creare una sequenza terapeutica, che varia a seconda dello specifico caso clinico che si sta affrontando.
SPOILER ALLERT!!!! Ci teniamo a sottolineare che in questo articolo non proporremo esercizi mirati a risolvere una periartrite alla spalla, in quanto siamo convinti che l’attività motoria vada indubbiamente inserita all’interno di un percorso terapeutico ben strutturato, ma SOLO come ultima strategia (sia chiaro, con ultima strategia non intendiamo “come ultima spiaggia”, ma semplicemente come “ciliegina sulla torta”) e soprattutto, seguita almeno nelle fasi iniziali, da un professionista esperto. Al contrario, se deciderete di seguire chiunque vi dica che per risolvere questa problematica basta eseguire una piccola sequenza di esercizi fai da te, non solo nella gran parte dei casi non otterrete alcun risultato, ma rischierete anche di peggiorare i vostri sintomi.
Arrivati a questo punto, qualche lettore (molto pochi ve lo garantisco) potrebbe dire: “ma io ho provato alcuni esercizi per la mia spalla trovati su internet e i miei sintomi sono migliorati”. Ottimo, in questo caso possiamo assicurarvi che il vostro problema non è una periartrite di spalla, ma potrebbe essere semplicemente un insieme di tensione e dolore provocati ad esempio da un allenamento troppo intenso o da uno stress improvviso dell’articolazione, che in ogni caso non si ripete in modo costante nella vostra vita quotidiana.
Per concludere l’inciso riguardante le strategie che il paziente può eseguire attivamente, siamo convinti che (dati i test e le esperienze di successo sperimentate quotidianamente in studio) un possibile aiuto domestico per migliorare (non risolvere!) i sintomi di una periartrite scapolo-omerale, viene fornito dagli auto-massaggi, ovvero brevi sequenze di massaggio eseguite in autonomia dal paziente su punti ben specifici del corpo. Auto-massaggi che al momento ci capita spesso di somministrare ai nostri pazienti, sia con lo scopo di massimizzare i risultati ottenuti dai trattamenti settimanali in studio, sia cosa con l’obiettivo di stabilizzare e mantenere il benessere ottenuto dal percorso terapeutico una volta terminato, e che speriamo di potervi condividere presto con dei video tutorial.
COS’È E COME ORIGINA UNA PERIARTRITE DI SPALLA
Cominciamo dicendo che con il termine “periartrite” non si indica un problema specifico ad una spalla, ma ci si riferisce in modo generico ad un dolore e/o un’infiammazione di un’articolazione e dei tessuti molli ad essa adiacenti.
In questo articolo, scegliamo di parlare in modo specifico di “periartrite DI SPALLA”, andando a considerare tutte le strutture che possono essere potenzialmente coinvolte: la cartilagine articolare, il cercine glenoideo, i legamenti, i muscoli, i tendini.
Quando si parla di periartrite, significa che una o più delle strutture sopra citate risultano degenerate, infiammate e/o dolenti. Affinché questo avvenga è necessaria un’alterazione della meccanica della spalla, alterazione che per strutturarsi e diventare lesiva per le strutture elencate ha bisogno di tempo e forti motivazioni.
Al fine di comprendere la possibile origine di una periartrite scapolo-omerale, descriviamo ora più in dettaglio le strutture che possono essere coinvolte in questo tipo di problematica:
- CARTILAGINE ARTICOLARE – quando va incontro a degenerazione alcune sue aree si lesionano, ma soprattutto essa diminuisce di spessore, portando ad un maggior attrito tra i due capi ossei che compongono l’articolazione (testa dell’omero e fossa scapolare);
- CERCINE GLENOIDEO – di cui abbiamo parlato in questo articolo, è una struttura molto delicata ma necessaria per favorire l’ampio range di movimento della spalla e per migliorarne la stabilità. Quando degenera si ha una perdita di stabilità della spalla il quale porta l’articolazione a creare pattern di movimento scorretti, innescando processi lesivi per la cartilagine;
- LEGAMENTI – contribuiscono a stabilizzare l’articolazione perciò quando si lesionano portano a instabilità e dolore;
- MUSCOLI e TENDINI – possono andare incontro a semplici contratture oppure a vere e proprie lesioni. In questo caso, è necessario distinguere le lesioni a livello del ventre muscolare dalle condizioni che interessano i tendini (fibre periferiche non contrattili che permettono al sistema muscolare di ancorarsi alla struttura ossea), quali ad esempio calcificazioni, tendiniti o tenosinoviti (una delle più frequenti è la tenosinovite del capo lungo del bicipite brachiale).
Come potrete notare, le possibili problematiche all’origine di una periartrite sono tante e ogni paziente presenterà una condizione articolare differente.
E’ inoltre importante capire che (in molti casi) non basta avere una sola di queste condizioni affinché si generi un sintomo.
Facciamo un esempio per capire meglio quest’ultimo passaggio. Due persone presentano la stessa calcificazione sullo stesso tendine della stessa spalla, ma svolgono due lavori molto diversi: la prima è impiegata in un ufficio mentre la seconda svolge un lavoro usurante per gli arti superiori. In altre parole, la prima persona non sovraccarica in modo particolare la spalla con movimenti al di sopra dei 90 gradi, mentre la seconda svolge molte mansioni faticose. Il risultato è che l’impiegato potrebbe percepire alcuni sintomi, potenzialmente molto lievi e solo in determinati momenti all’interno della giornata come ad esempio quando porta il braccio verso l’alto per lavarsi i capelli, in quanto la calcificazione raramente va ad irritare i tessuti circostanti e di conseguenza l’infiammazione nell’area sarà decisamente più contenuta; l’operaio al contrario percepisce sempre dolore, in quanto la sua spalla viene utilizzata con energia durante l’intera giornata lavorativa, andando a stimolare molto di più l’area problematica. Quella appena descritta è comunque una semplificazione della fisiologia della calcificazione, utile a noi per aiutarvi a comprendere l’importante concetto espresso poche righe sopra, richiederebbe pertanto un maggior approfondimento, che però vi risparmiamo in questo testo in quanto per chi volesse abbiamo già trattato in un articolo dedicato.
Proseguendo nel ragionamento, quando un paziente presenta dolore a una spalla, il medico generalmente gli prescrive degli esami strumentali per evidenziare il problema nello specifico. Tutto ciò è corretto, anche se, prendendo ad esempio come campione dieci persone che presentano una calcificazione, non è affatto detto che il dolore di tutte e dieci sia provocato proprio da questo problema. E lo stesso discorso è valido per tutte le strutture descritte in precedenza.
Ciò significa che nella scelta delle migliori strategie possibili per arrivare alla completa guarigione, diventa fondamentale conoscere i sintomi e le strutture che presentano una degenerazione, ma soprattutto capire quale delle strutture coinvolte influenza ogni specifico sintomo.
Solo attraverso questa associazione è possibile strutturare un percorso terapeutico adeguato per risolvere definitivamente la problematica del paziente e fare in modo che non si ripresenti in futuro.
LA TERAPIA PIÙ EFFICACE
La prima strategia terapeutica che a nostro parere dev’essere utilizzata è la TERAPIA MANUALE.
Immaginate che la vostra spalla sia una casa da ristrutturare. Molti di voi avranno utilizzato il bonus 110% e sapranno che ci sono una marea di lavori da considerare: l’impianto elettrico, il tetto, l’impianto idraulico, il cappotto e così via.
Ma prima di tutto questo, c’è un passo che dev’essere garantito: la stabilità strutturale della casa, ovvero le fondamenta e l’adeguamento anti-sismico. E’ poco utile rifare l’impianto elettrico se il tetto non regge e piove sopra i cavi, oppure tinteggiare la casa internamente quando mancano ancora pavimenti e finestre.
In sostanza, nella costruzione di una casa, ci sono delle scelte specifiche che richiedono tempistiche altrettanto specifiche.
Anche nel nostro caso, dove la casa è il nostro corpo, la terapia manuale rappresenta lo strumento che ci permette di valutare e lavorare sulle nostre fondamenta, ovvero il tessuto connettivo (o tessuto fasciale).
Il tessuto connettivo (o fasciale) è un tessuto molto elastico che unisce e protegge tutte le strutture all’interno del nostro corpo, quali ossa, muscoli, tendini, legamenti, nervi, vasi e organi.
Questo tessuto non ricopre solo esternamente le varie strutture, ma anche al loro interno.
Pensate ad un muscolo (o più semplicemente ad una bistecca): esso è avvolto all’esterno da una membrana bianca che può essere più o meno spessa, ma in realtà lo stesso tipo di tessuto si trova ad avvolgere anche i setti interni, organizzati in gruppi di fibre muscolari e in singole fibre muscolari.
In altre parole, il tessuto fasciale equivale ad una ragnatela tridimensionale onnipresente all’interno del nostro corpo.
Detto questo, ritorniamo alla periartrite di spalla. Come detto in precedenza, essa comincia molto tempo prima che il paziente percepisca i primi sintomi o prima che si formino delle deformazioni strutturali evidenti a livello di tendini, muscoli, legamenti, cartilagine ecc. E ciò che si altera inizialmente è proprio il tessuto fasciale.
3 MOTIVI IN SINTESI PER SCEGLIERE LA TERAPIA MANUALE
- VALUTAZIONE SPECIFICA – La terapia manuale è fondamentale: essa è l’unica terapia in grado di identificare dove il tessuto connettivo è alterato, dove ha perso elasticità e mobilità, e quindi dove si è irrigidito. Sottolineiamo il fatto che non solo è il metodo MIGLIORE ma anche l’UNICO possibile, in quanto aldilà della capacità manuale di un terapista esperto di riconoscere le aree alterate nel corpo della persona, non esistono strumenti in grado di identificarle. E lo stesso discorso vale per il trattamento, dove la sensibilità manuale del terapista è fondamentale sia per capire in quali punti del corpo lavorare, sia con che intensità e per quanto tempo è necessario lavorarli, a seconda delle caratteristiche del paziente che ha di fronte. Solo quando tutto il tessuto fasciale ha recuperato la fisiologica mobilità, è possibile proseguire con il percorso terapeutico.
- PRIMO APPROCCIO TERAPEUTICO – Sosteniamo che sia necessario utilizzarla come PRIMA terapia perché, anche nel peggiore dei casi dove è evidente che il sintomo è provocato da una calcificazione piuttosto che da una lesione tendinea o da una tenosinovite, può essere utilizzata come terapia in parallelo. Basti pensare che spesso è proprio grazie al fisioterapista che è possibile identificare la causa del dolore: questo perché, se egli svolge il suo lavoro in modo competente utilizzando la terapia manuale, è inevitabile che i sintomi calino. E qualora non dovessero calare (o non in modo significativo rispetto agli standard), sarà proprio il terapista ad avvisarvi della presenza di una condizione che sta ostacolando la vostra guarigione. Riportando ancora una volta l’esempio di una calcificazione (e ci riferiamo ad essa ma lo stesso discorso vale per tutte le problematiche), il paziente percepisce dolore ad una spalla ma non sa identificare la struttura che genera il suo sintomo. Al tempo stesso, ora sappiamo che il tessuto fasciale di quella spalla (e probabilmente di altre parti del corpo della persona), indipendentemente da dove origini il dolore, sarà alterato. Per questo, se come prima cosa la persona si rivolge ad un terapista manuale per liberare quel tessuto fasciale, sarà comunque un’ottima scelta per favorire il percorso di recupero e per evitare che il problema si ripresenti in futuro. Al contrario, se la persona decide ad esempio di trattare la calcificazione come prima cosa, potrebbe non risolvere affatto il suo dolore, in quanto non è detto che esso sia provocato da questa condizione. In altre parole, la terapia manuale funge anche da terapia di “screening”, per comprendere al meglio la causa, o più probabilmente l’insieme delle cause, che provocano la periartrite.
- TERAPIA CONSERVATIVA – Inoltre, è una terapia NON INVASIVA, che non presenta effetti collaterali e che, in ogni caso, favorisce la guarigione migliorando la circolazione dell’area, il drenaggio dell’infiammazione e l’ossigenazione dei tessuti.
Ci teniamo a sottolineare che, in qualsiasi condizione clinica che ci troviamo ad affrontare in studio, noi terapisti dello Studio TrattaMIX non trattiamo solamente la parte del corpo interessata dal sintomo, ma valutiamo e lavoriamo su tutte le aree rigide del corpo della persona.
E sappiamo che, dopo aver letto questa affermazione, penserete che il percorso terapeutico da noi proposto sia lungo e complicato (leggete questo articolo per capire che non è così), ma il nostro metodo di lavoro è costruito anche in base ai nostri insuccessi.
E la gran parte dei nostri insuccessi erano dati dalla scelta di lavorare su un punto specifico, pensando che tutte le alterazioni causanti il problema si concentrassero in quell’area.
Con il tempo e con la pratica abbiamo invece compreso che, a prescindere dalla situazione iniziale, qualsiasi alterazione del corpo che la persona subisce nel corso degli anni può portare a dei sintomi e delle rigidità su tutto il sistema muscolo-scheletrico, a prescindere da dove essa si trovi.
Anche qui vi lasciamo un esempio: una persona soffre di rigidità lombare. Questa rigidità parte dal basso ma coinvolge poi tutta la colonna vertebrale, compresa la zona cervicale. Con il passare del tempo, la persona inizia ad avere difficoltà a ruotare il collo e, a seconda del suo lavoro e delle attività che svolge durante la vita quotidiana, questa alterazione può andare a coinvolgere i nervi periferici che dalla colonna cervicale raggiungono l’arto superiore, provocando un’alterazione del movimento anche a livello di spalla, gomito e polso. Da una rigidità della zona lombare può nascere quindi anche un dolore all’arto superiore e un disequilibrio che via via si propaga in tutto il corpo della persona.
ALTRE TERAPIE CONSIGLIATE
Affrontato il percorso di terapia manuale, o anche in parallelo a quest’ultimo nel caso di problematiche molto acute, è possibile utilizzare altre strategie terapeutiche.
Se si evidenzia un problema a livello della cartilagine articolare, specialmente negli stadi iniziali (come è più frequente trovare sulla spalla) si possono utilizzare le INFILTRAZIONI DI ACIDO IALURONICO, un gel lubrificante che favorisce lo scorrimento delle superfici articolari, riducendo così infiammazione e usura dell’articolazione e favorendone il corretto movimento. Ci teniamo a sottolineare che questa terapia è di sola competenza medica.
Un’altra terapia molto efficace per la cartilagine, ma anche nel caso di lesione tendinea / muscolare, è la Laser terapia. Essa è utile per cicatrizzare piccole lesioni, nonché ridurre il dolore e l’infiammazione. Nel nostro studio, abbiamo scelto di inserire, quando necessario, il Laser in parallelo alla terapia manuale, senza sovrapprezzo rispetto al costo della seduta, dato che ogni trattamento dura solo pochi minuti e bastano poche sedute per raggiungere ottimi risultati.
Nel caso di calcificazione sintomatica, si può utilizzare il LAVAGGIO DI SPALLA che io stesso ho sperimentato e descritto in questo articolo. Anche questa terapia è di sola competenza medica, per questo noi dello studio Trattamix ci rivolgiamo ad un professionista esterno di cui ci fidiamo, senza alcun guadagno se non la soddisfazione dei nostri pazienti e la nostra soddisfazione per aver consigliato una soluzione efficace.
L’ultima strategia terapeutica che ci sentiamo di consigliare in tutti i casi è l’ATTIVITA’ MOTORIA. E, come detto all’inizio dell’articolo, per attività motoria non intendiamo gli esercizi che il paziente può trovare ed eseguire autonomamente in rete, ma un percorso di riallenamento creato da un professionista esperto, strutturato in base alle caratteristiche della persona e seguito almeno nelle fasi iniziali. Dal nostro punto di vista, una volta finito tutto il percorso terapeutico, è fondamentale che la persona trovi uno sport o un’attività fisica da mantenere nel tempo, che sia efficace per la salute della sua spalla e di tutto il suo corpo, e che sia piacevole e facile da inserire all’interno delle attività di vita quotidiana.
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